Villa Le Malbe

Struttura residenziale sociosanitaria in età evolutiva

Perugia

Struttura residenziale socio-sanitaria per minori con disturbi neuropsichiatrici a media intensità assistenziale.

Un contesto protetto, clinicamente orientato e quotidianamente abitabile, in cui il minore viene accompagnato attraverso un progetto terapeutico-riabilitativo individualizzato, costruito in collaborazione con servizi invianti, famiglia, scuola e territorio.

LA STRUTTURA

Un luogo sicuro per ripartire

Villa Le Malbe accoglie minori che attraversano condizioni di sofferenza psicologica, neuropsichiatrica e relazionale, offrendo un ambiente protetto, strutturato e capace di coniugare cura clinica, vita quotidiana, relazione educativa e progettualità evolutiva.

Protezione e stabilità

Per molti dei minori accolti, l’esperienza che precede l’ingresso è stata segnata da instabilità, imprevedibilità o rotture: contesti di vita mutevoli, relazioni discontinue, situazioni di crisi o di rischio.

Ascolto clinico

In un contesto residenziale è facile che l’attenzione si concentri sul fare: organizzare la giornata, gestire le situazioni, rispondere alle urgenze.

Vita quotidiana strutturata

La giornata in struttura non è una semplice successione di attività da riempire, ma una cornice pensata che accompagna e sostiene il minore.

Relazione educativa

Al cuore del lavoro in struttura c’è la relazione con gli adulti che accompagnano il minore nella quotidianità.

Collegamento con servizi e territorio

Il percorso in struttura non è un’esperienza chiusa e separata, ma una tappa inserita in una rete più ampia di servizi, relazioni e contesti di vita.

DESTINATARI

A chi si rivolge

La struttura è pensata per minori che necessitano di un contesto residenziale sociosanitario a media intensità assistenziale, in presenza di fragilità psicologiche, neuropsichiatriche, emotive, relazionali o comportamentali che richiedono osservazione, contenimento, cura e progettazione individualizzata.

01

Minori con difficoltà psicologiche e neuropsichiatriche

02

Situazioni di vulnerabilità emotiva e relazionale

03

Bisogno di stabilizzazione e osservazione

04

Necessità di un progetto riabilitativo integrato

05

Percorsi inviati da servizi sociali e sanitari

La struttura accoglie minori che attraversano condizioni di sofferenza psicologica e quadri neuropsichiatrici a media intensità assistenziale, in cui le difficoltà emotive, comportamentali o relazionali interferiscono in modo significativo con il funzionamento quotidiano e con lo sviluppo evolutivo.

La struttura accoglie minori che vivono condizioni di marcata fragilità sul piano emotivo e relazionale, in cui la difficoltà a riconoscere, regolare ed esprimere le emozioni si intreccia con modalità relazionali insicure, conflittuali o evitanti.

La struttura accoglie minori per i quali, in una determinata fase del percorso, la priorità è ritrovare stabilità e consentire un’osservazione clinica ed educativa accurata e prolungata.

La struttura accoglie minori i cui bisogni non possono essere affrontati attraverso interventi isolati o paralleli, ma richiedono un progetto capace di tenere insieme, in un unico disegno coerente, la dimensione clinica, educativa, relazionale, familiare, scolastica e sociale.

L’accesso alla struttura avviene attraverso l’invio dei servizi sociali e sanitari competenti, che individuano il bisogno di un inserimento residenziale e ne valutano l’appropriatezza nell’ambito della presa in carico complessiva del minore.

L’inserimento viene valutato in raccordo con i servizi competenti e nel rispetto delle procedure previste.

Ambito specialistico

Identità di genere e orientamento sessuale in adolescenza

La diversità dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere — nelle sue molte forme, comprese le identità non binarie — non è un disturbo, ma una delle dimensioni possibili dello sviluppo e dell'identità di una persona. Villa Le Malbe sviluppa una competenza specialistica per accogliere questi minori in un contesto sicuro e affermativo, all'interno di un modello di salute mentale di tipo dimensionale.

01

Una dimensione dell'identità, non una patologia

Le classificazioni internazionali (ICD-11 dell'OMS, DSM-5) e la prospettiva dimensionale del PDM-3 non considerano l'orientamento omosessuale né le identità non binarie come disturbi da curare. Il nostro punto di partenza è chiaro: non c'è nulla da correggere nell'identità del minore.

02

Uno sguardo dimensionale, non un'etichetta

Seguendo il modello di Lingiardi e McWilliams, non riduciamo il minore a una categoria diagnostica: leggiamo la persona nel suo insieme — funzionamento mentale, mondo emotivo, relazioni, storia — cogliendo risorse e fragilità senza patologizzare ciò che è parte di sé.

03

Dove nasce davvero la sofferenza

Quando c'è disagio, raramente nasce dall'identità in sé. Più spesso deriva dal contesto: stigma, discriminazione, rifiuto o incomprensione, isolamento, stigma interiorizzato, assenza di spazi sicuri — fattori che possono intrecciarsi con le difficoltà che hanno portato all'accoglienza.

04

Come interveniamo: un approccio affermativo

Offriamo uno spazio sicuro e non giudicante in cui l'identità è riconosciuta e validata. Accompagniamo il minore nella comprensione di sé senza pressioni o tempi imposti, lavoriamo sullo stigma interiorizzato e sul rapporto con il corpo, e curiamo l'eventuale sofferenza associata.

05

Ciò che non facciamo

Non pratichiamo alcun intervento volto a modificare, “correggere” o orientare l'identità di genere o l'orientamento sessuale. Le cosiddette terapie riparative sono prive di fondamento scientifico e dannose. Il nostro obiettivo è il benessere, mai la conformità.

06

La rete: famiglia, scuola, pari

Nel rispetto del progetto definito dai servizi, sosteniamo la famiglia verso la comprensione e la riduzione del conflitto, lavoriamo con la scuola per prevenire esclusione e bullismo, e curiamo il clima del gruppo dei pari, perché l'appartenenza diventi un fattore di salute.

Approfondimento clinico — il modello dimensionale (PDM-3)

Il Manuale Diagnostico Psicodinamico (PDM-3) di Vittorio Lingiardi e Nancy McWilliams propone un'alternativa — e un complemento — alle classificazioni descrittive e per sintomi di DSM e ICD. Invece di stabilire la semplice presenza o assenza di un “disturbo”, guida il clinico verso una comprensione dimensionale e multilivello della persona: il profilo di funzionamento mentale, i pattern di personalità e l'esperienza soggettiva, lette nelle diverse fasi della vita, compresa l'adolescenza.

All'interno di questa cornice, le esperienze legate all'identità di genere e all'orientamento sessuale non figurano tra i disturbi, ma tra le esperienze psicologiche che possono, in alcuni casi, richiedere attenzione clinica — non perché l'identità sia un problema, ma perché il contesto (stigma, rifiuto, minority stress) può generare sofferenza che merita ascolto e cura.

È una distinzione decisiva per il nostro lavoro: separa con nettezza chi è il minore da ciò di cui eventualmente soffre. Il primo va riconosciuto e accolto; la seconda va compresa nella sua origine relazionale e contestuale, e accompagnata con gli stessi strumenti di cura, osservazione condivisa e progettualità individualizzata che orientano l'intero modello riabilitativo della struttura.

Riferimento: V. Lingiardi, N. McWilliams (a cura di), Psychodynamic Diagnostic Manual — Third Edition (PDM-3), Guilford Press, 2025. In dialogo con ICD-11 (OMS) e DSM-5.

Al centro resta sempre la persona: l'identità del minore non è un problema da gestire, ma una parte di sé da riconoscere, rispettare e accompagnare nella crescita.

APPROCCIO

Il modello terapeutico-riabilitativo

Il percorso in struttura si fonda sulla costruzione di un Piano Terapeutico Riabilitativo Individualizzato, orientato a integrare dimensione clinica, educativa, familiare, scolastica e sociale. La costruzione del Piano Terapeutico Riabilitativo Individualizzato integra il modello classificatorio con quello dimensionale. La costruzione del modello terapeutico riabilitativo si fonda sull’integrazione tra modello classificatorio e modello dimensionale dove salute e malattia si collocano all’interno di un continuum.

1. Valutazione iniziale

La prima fase del percorso è dedicata alla costruzione di un quadro conoscitivo accurato del minore e del suo contesto di vita. Prima dell’ingresso, e nei primi giorni di accoglienza.

2. PTRI individualizzato

Il Piano Terapeutico Riabilitativo Individualizzato è il documento che traduce la valutazione iniziale in un progetto di cura concreto, su misura del singolo minore.

3. Vita quotidiana come spazio terapeutico

In una struttura residenziale la cura non si esaurisce nel colloquio clinico o nei momenti formalmente dedicati al trattamento.

4. Équipe multidisciplinare

La complessità dei percorsi accolti a Villa Le Malbe richiede uno sguardo che nessuna singola professionalità può garantire da sola.

5. Raccordo con famiglia, scuola e territorio

Il percorso in struttura non è un’esperienza isolata, ma un passaggio inserito nella storia del minore e nella sua rete di relazioni.

6. Promozione della salute

Promuovere la salute, non solo curare il disturbo

Il lavoro a Villa Le Malbe non si limita a contenere la sofferenza o a trattare il sintomo.

Villa Le Malbe · Il nostro sguardo

Come noi vediamo l'adolescenza

Prima di essere una fase da attraversare o un problema da gestire, l'adolescenza è un tempo di trasformazione: il momento in cui un ragazzo o una ragazza ridefinisce chi è, come sta con gli altri e quale posto immagina per sé nel mondo. Scegliamo di guardarla non a partire da ciò che manca o non funziona, ma da ciò che sta cercando di prendere forma. È uno sguardo che orienta ogni nostra scelta clinica ed educativa.

01 Una persona, non una diagnosi

Guardiamo all'adolescente nella sua interezza, non come a un'etichetta. Una diagnosi può descrivere alcuni aspetti del funzionamento, ma non racconta chi è un ragazzo, quali risorse possiede, come sente, pensa e si lega agli altri. In linea con l'impostazione del PDM-3, mettiamo al centro la comprensione del funzionamento mentale nella sua complessità — emozioni, relazioni, pensiero, modi di difendersi e di dare senso all'esperienza — e non la semplice catalogazione del sintomo.

02 Un continuum, non un confine

Non crediamo a una linea netta che separi il «normale» dal «patologico». Le difficoltà psicologiche non sono malattie rare e incomprensibili, ma modi di pensare, sentire e comportarsi che si collocano lungo un continuum, dal lieve al più intenso, e che tutti, in misura diversa, possiamo attraversare. Questo sguardo dimensionale — vicino alla prospettiva di Benjamin Lahey — è meno stigmatizzante e più fedele alla realtà: riconosce la sofferenza senza ridurre il ragazzo a essa.

03 Un passaggio, non un punto fermo

L'adolescenza è per sua natura una transizione: un'età in cui equilibri, identità e legami sono in movimento. Ciò che osserviamo non è una condizione fissa, ma un funzionamento che si sta evolvendo, con la vulnerabilità e insieme le straordinarie possibilità di crescita che ogni passaggio porta con sé. Per questo manteniamo uno sguardo evolutivo, attento ai momenti di transizione — compreso quello, delicato, verso l'età adulta — e proiettato sul futuro del ragazzo oltre la permanenza in struttura.

04 Protagonista del proprio percorso

L'adolescente non è il destinatario passivo di un intervento, ma il protagonista del proprio percorso di cura. Riconoscere la sua capacità di partecipare alle scelte che lo riguardano, di dare un nome a ciò che vive e di mettersi in gioco è parte essenziale del nostro modo di lavorare. La relazione con adulti affidabili e coerenti diventa così un'esperienza riparativa, a partire dalla quale ricostruire fiducia in sé e negli altri.

05 Dalla fragilità alla risorsa

Anche nelle condizioni più difficili, ogni adolescente possiede competenze, interessi e potenzialità spesso rimaste inespresse. Il nostro compito non è soltanto contenere la sofferenza, ma creare le condizioni perché queste risorse possano emergere e svilupparsi nella quotidianità. Promuovere la salute, e non solo curare il disturbo, significa restituire all'adolescenza il suo carattere di tempo generativo: non solo un momento in cui qualcosa si arresta, ma uno spazio in cui qualcosa può finalmente crescere.

06 Crescere nell'epoca del digitale

Per gli adolescenti di oggi il mondo digitale non è un «altrove» separato, ma una parte integrante dell'ambiente in cui prendono forma identità, relazioni e immagine di sé. Gli spazi online offrono opportunità — connessione, espressione, appartenenza, accesso alle informazioni — e al tempo stesso espongono a rischi: il confronto continuo, la pressione del giudizio, la ricerca di conferme, i contenuti inadeguati all'età, le ricadute su sonno, attenzione e regolazione emotiva. Coerenti con il nostro sguardo dimensionale, non leggiamo il digitale come buono o cattivo in sé, ma come un contesto di sviluppo da abitare con consapevolezza. Il nostro compito non è demonizzarlo né semplicemente vietarlo, ma accompagnare verso un uso equilibrato come competenza di vita, proteggendo dove serve e cogliendo nelle modalità d'uso anche un'occasione di osservazione clinica e di riconoscimento precoce del rischio.

È questo lo sguardo che ci guida: vedere nell'adolescente, prima di ogni difficoltà, una persona in divenire — da comprendere, accompagnare e sostenere nel diventare se stessa.

Riferimenti. V. Lingiardi, N. McWilliams, PDM-3. Manuale Diagnostico Psicodinamico, 3ª ed., Raffaello Cortina Editore, 2025. — B. B. Lahey, Il modello dimensionale in psicologia, Giunti Psicologia.IO, 2024.

PROFESSIONALITA'

Un’équipe multidisciplinare

La complessità dei percorsi richiede uno sguardo integrato. Villa Le Malbe lavora attraverso un’équipe composta da figure cliniche, educative, sanitarie e assistenziali, con ruoli complementari e obiettivi condivisi.

L’équipe lavora in raccordo con i servizi invianti, con la famiglia e con le istituzioni competenti, garantendo continuità, tracciabilità e coerenza del percorso.

Direzione sanitaria / Psichiatra
Psicologo
Educatori professionali
Infermieri
OSS

AREE DI INTERVENTO

Aree di intervento

Regolazione emotiva

La capacità di riconoscere, comprendere e gestire le proprie emozioni è una delle competenze più fragili nei minori accolti, e al tempo stesso una delle più decisive per il loro benessere.

Autonomia personale

L’autonomia personale è la capacità del minore di prendersi cura di sé e di assumere, in misura proporzionata all’età e alle proprie possibilità, la responsabilità della propria vita quotidiana.

Relazione con i pari

Le relazioni con i coetanei rappresentano per ogni minore un terreno fondamentale di crescita, ma anche una delle aree in cui le fragilità si manifestano con maggiore evidenza.

Rapporto con la famiglia

Il legame con la famiglia rappresenta, per la maggior parte dei minori accolti, una dimensione centrale e al tempo stesso delicata del percorso.

Scuola e progettualità formativa

La scuola occupa un posto particolare nel percorso del minore: è insieme un diritto, un fattore di normalità e uno strumento di cura.

Cura di sé e routine quotidiane

Prendersi cura di sé e abitare con regolarità i ritmi della giornata sono gesti apparentemente semplici, ma per molti minori accolti rappresentano una conquista tutt’altro che scontata.

Monitoraggio clinico e psicologico

Il percorso di cura non procede in modo lineare né può fondarsi su una valutazione fatta una volta per tutte.

Sostegno educativo

Accanto alla dimensione clinica, il sostegno educativo costituisce uno degli assi portanti del lavoro quotidiano in struttura.

Integrazione con i servizi

Nessun percorso di cura si esaurisce all’interno delle pareti della struttura.

Preparazione alle dimissioni

La dimissione non è la fine del percorso, ma il suo esito atteso: il momento verso cui tutto il lavoro è orientato fin dal primo giorno di accoglienza.

VITA IN STRUTTURA

La vita quotidiana
come parte della cura

In una struttura residenziale, la cura non avviene solo nel colloquio clinico. Si costruisce anche nella quotidianità: nei ritmi, nelle relazioni, nelle attività, nella scuola, nei pasti, nei momenti di gruppo e nella possibilità di sperimentare forme più sicure di autonomia.

Routine e stabilità

Nella vita di una struttura residenziale, la routine non è un dettaglio organizzativo ma una delle forme più concrete in cui la cura prende corpo. I ritmi regolari della giornata — il risveglio, i pasti, i tempi della scuola e delle attività, i momenti di gruppo e quelli di riposo — costituiscono una cornice stabile che accompagna il minore dal mattino alla sera, offrendogli punti fermi a cui appoggiarsi e una struttura del tempo riconoscibile.

Attività educative e relazionali

Le attività proposte in struttura non hanno il solo scopo di occupare il tempo: sono strumenti pensati, parte integrante del progetto di cura.

Spazi di ascolto

Dentro la vita quotidiana della struttura, accanto ai ritmi e alle attività, è necessario che esistano tempi e luoghi dedicati alla parola e al pensiero.

Scuola e territorio

La vita in struttura non è una vita sospesa o separata dal mondo. La continuità scolastica e i legami con la comunità locale sono ciò che mantiene il minore in contatto con la normalità e con i contesti propri della sua età, evitando che l’esperienza residenziale si trasformi in isolamento.

Cura degli ambienti

Gli spazi in cui si vive non sono mai neutri: parlano di come si è accolti e di quanto si vale agli occhi di chi ci ospita.

La gestione controllata della comunicazione digitale

Non un divieto, ma una regolazione pensata: l’uso degli strumenti digitali è gestito in modo individualizzato, per tutelare il minore senza privarlo del diritto a relazioni e crescita.

Soggiorno di Villa Le Malbe

QUALITA'

Qualità, monitoraggio
e responsabilità

La struttura adotta strumenti di osservazione, valutazione e verifica del percorso, con attenzione alla qualità percepita, agli obiettivi raggiunti e al miglioramento continuo dell’organizzazione.

Progetto individualizzato

Nel quadro della qualità e della responsabilità, il Piano Terapeutico Riabilitativo Individualizzato non è soltanto lo strumento clinico che orienta la cura, ma anche il principale strumento di governance del percorso.

Cartella sociosanitaria

La cartella sociosanitaria è lo strumento in cui prende forma documentale l’intero percorso del minore. Vi confluiscono in modo ordinato le informazioni cliniche, psicologiche, educative e sociali, le osservazioni quotidiane, le valutazioni, gli interventi e le verifiche.

Verifica periodica degli obiettivi

La verifica periodica degli obiettivi è il momento in cui la struttura si ferma a valutare in modo strutturato l’andamento del percorso.

Formazione e supervisione dell’équipe

La qualità di una struttura residenziale dipende in misura decisiva dalla preparazione e dall’equilibrio di chi vi lavora.

La qualità del lavoro è intesa sia come efficacia del percorso, sia come esperienza di tutela, dignità, ascolto e sicurezza per il minore.

INNOVAZIONE

Tecnologie innovative e Intelligenza Artificiale

Il progetto NINA – Governance clinica per le strutture riabilitative NPIA (in corso di validazione scientifica e normativa secondo l'AI ACT)

Villa Le Malbe integra nel proprio modello organizzativo il progetto NINA Governance – Strutture Riabilitative NPIA, un sistema di supporto basato sull’Intelligenza Artificiale sviluppato in collaborazione con l’Università di Camerino. Frutto di un percorso di ricerca applicata al contesto neuropsichiatrico dell’età evolutiva, NINA è progettato per rafforzare la qualità clinica, la continuità assistenziale e la tracciabilità dei percorsi terapeutico-riabilitativi. Il sistema rappresenta un’evoluzione della governance clinica. Le osservazioni quotidiane degli operatori, gli elementi educativi e relazionali e gli indicatori clinici vengono progressivamente trasformati in dati strutturati, leggibili e confrontabili nel tempo, secondo una metodologia condivisa. L’équipe dispone così di una visione più chiara, documentabile e coerente dell’andamento del percorso di ciascun minore, in cui nulla di ciò che emerge nella vita di struttura va disperso. L’IA non sostituisce il giudizio clinico, la responsabilità professionale né la relazione di cura. Ne sostiene invece il lavoro, favorendo coerenza tra gli operatori, continuità nelle osservazioni, qualità e verificabilità delle decisioni, e trasparenza verso i servizi invianti, le famiglie e le istituzioni. La tecnologia diventa così uno strumento al servizio della cura: non una procedura automatica, ma un supporto alla lettura complessa della storia del minore, del suo funzionamento quotidiano e dell’evoluzione del progetto riabilitativo.

La tecnologia non sostituisce il giudizio clinico, ma lo potenzia: garantisce maggiore coerenza tra gli operatori, qualità decisionale e trasparenza nei confronti delle famiglie e delle istituzioni, mantenendo sempre al centro la persona e la relazione di cura.

Osservazioni in dati strutturati

Al cuore dell’innovazione di Villa Le Malbe c’è NINA, il sistema di governance clinica delle strutture riabilitative adottato dalla struttura. NINA nasce da una domanda concreta: come fare in modo che il patrimonio di osservazioni che gli operatori producono ogni giorno — nei colloqui, nella vita quotidiana, nelle attività, nelle relazioni — non vada disperso, ma diventi conoscenza condivisa, leggibile e utile alle decisioni di cura. La risposta è la trasformazione delle rilevazioni quotidiane in dati strutturati.

Riconoscimento precoce dei segnali

Una delle funzioni più rilevanti di NINA è il contributo al riconoscimento precoce dei segnali di rischio e di cambiamento. Nel lavoro con minori fragili, la tempestività è spesso decisiva: cogliere in anticipo un peggioramento, l’emergere di un disagio o l’attivarsi di una situazione critica permette di intervenire prima che la difficoltà si consolidi.

Coerenza e trasparenza

NINA favorisce una maggiore coerenza tra gli operatori e una più piena trasparenza verso le famiglie e le istituzioni. In una struttura residenziale lavorano molte figure diverse, su turni e momenti diversi: senza un linguaggio e una cornice condivisi, le osservazioni rischiano di restare disomogenee e le letture del minore di divergere. Strutturare le rilevazioni secondo indicatori comuni offre all’intera équipe un riferimento condiviso, che allinea gli sguardi e riduce la frammentazione, mantenendo unitaria la comprensione del percorso.

La persona al centro

Il principio che orienta l’intero progetto NINA è chiaro: la tecnologia non sostituisce il giudizio clinico, ma lo sostiene e lo potenzia. Per quanto sofisticati, i dati strutturati restano uno strumento al servizio delle persone — il minore, in primo luogo, e gli operatori che se ne prendono cura. NINA non decide, non interpreta da solo, non si sostituisce alla relazione: organizza le informazioni e le restituisce all’équipe, perché siano i professionisti a leggerle, comprenderle e tradurle in scelte di cura.

Una governance clinica più condivisa, tracciabile e centrata sulla relazione.

Dati strutturati, équipe allineata, persona al centro.

PERCORSO

Come avviene l’accoglienza

1

Richiesta di inserimento

Il percorso di accoglienza prende avvio con la richiesta di inserimento, che costituisce il primo passo formale del processo.

2

Raccolta Documentazione

Una volta avviata la richiesta, il percorso prosegue con la raccolta della documentazione utile alla valutazione del caso.

3

Valutazione preliminare

Sulla base della documentazione raccolta e del confronto con il servizio inviante, l’équipe procede alla valutazione preliminare anche attraverso la conoscenza del minore in struttura.

4

Primo ingresso

Confermata l’accoglibilità, si giunge al primo ingresso: il momento in cui il minore arriva concretamente in struttura e ha inizio la sua permanenza.

5

Definizione del PTRI

Superata la fase dell’ingresso e dell’ambientamento, il percorso entra nel vivo con la definizione del Piano Terapeutico Riabilitativo Individualizzato.

6

Monitoraggio e dimissioni

L’ultima fase del processo di accoglienza è anche la più lunga: coincide con il percorso vero e proprio del minore in struttura e si estende fino alla sua conclusione.

INTERLOCUTORI

Per servizi, famiglie e istituzioni

Per i servizi invianti

  • Confronto preliminare
  • Valutazione della richiesta
  • Raccordo durante il percorso
  • Aggiornamenti e verifiche
  • Collaborazione con case manager e territorio

Per famiglie e tutori

  • Ascolto e informazione
  • Rispetto del progetto definito dai servizi
  • Accompagnamento alla collaborazione
  • Attenzione ai legami familiari
  • Costruzione di confini e responsabilità sostenibili

DOCUMENTI E TRASPARENZA

Documenti

Documentazione istituzionale di OfH e accesso riservato ai Soggetti Istituzionali che hanno in carico i minori.

Piano strategico aziendale e promozione della qualità

In questa sezione potrai consultare o scaricare il documento del Piano strategico aziendale e promozione della qualità di OfH.

CONSULTA >

Carta dei servizi

In questa sezione potrai consultare o scaricare la carta dei servizi che OfH mette a disposizione dei ragazzi e delle ragazze che si trovano o verranno accolti nella nostra struttura.

CONSULTA >

Regolamento interno

In questa sezione potrai consultare il regolamento interno di Villa Le Malbe, con le regole della vita in struttura e i diritti e doveri delle persone accolte.

CONSULTA >

Accreditamento istituzionale

In questa sezione potrai consultare il provvedimento di accreditamento istituzionale della struttura, rilasciato dagli enti competenti a garanzia degli standard previsti.

CONSULTA >

Misurazione soddisfazione residenziale utenti

Rileviamo con regolarità la soddisfazione di ospiti e familiari su accoglienza, relazione di cura ed esiti percepiti, tramite questionari anonimi e spazi di ascolto; i risultati guidano il miglioramento continuo.

STRUTTURA

Villa Le Malbe

Struttura residenziale sociosanitaria in età evolutiva

Strada Montevile 22/B
06126 Perugia

Telefono 075 5458205

Direzione

Direttore sanitario: Dott. G. D'Onofrio, Psichiatra e Psicoterapeuta

Coordinatore di Struttura: Dott.ssa A. Cetroni

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